L’attacco dei cloni

La notizia della nascita di Zhong Zhong e Hua Hua sta facendo il giro del mondo: si tratta di due macachi che stanno crescendo in Cina. Ma cosa hanno di particolare? Sono stati clonati con la stessa tecnica usata per clonare nel 1996 la mitica pecora Dolly, oggi conservata al National Museum Scotland di Edimburgo.

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Dolly con il Professor Sir Ian Wilmut, che ha condotto il gruppo di ricerca che ha portato al suo ottenimento. (Licenza Creative Commons https://www.ed.ac.uk/roslin/about/dolly )

Che cos’è però la clonazione? Essenzialmente è l’ottenimento, a partire da un essere vivente, di un altro organismo geneticamente uguale a esso, che contiene cioè lo stesso DNA, tramite un processo di riproduzione asessuata. Il che vuol dire che non c’è bisogno di due esseri viventi ma ne basta una solo per ottenere una progenie. Molti microrganismi, come i batteri (ma non solo), sono in grado di duplicarsi per scissione binaria, generando due esemplari fra loro identici. Identici al netto delle mutazioni casuali che occorrono nel DNA e che, pur verificandosi relativamente con bassa frequenza sono una delle componenti cruciali nell’evoluzione. Anche alcune piante e animali possono compiere questa operazione, ma non certamente Vertebrati come Mammiferi o Uccelli.

In teoria per ottenere un clone di un animale sarebbe necessario prendere il corredo genetico di un individuo e di trasferirlo all’interno di una cellula uovo fertile, in modo che questa cresca e diventi uguale all’originale. Questo partendo dal gigantesco assunto che basti il fatto che due individui abbiano lo stesso corredo genetico per essere completamente uguali, quando in realtà la componente ambientale gioca un ruolo di co-protagonista non indifferente, come ho già raccontato in “La genetica di Hollywood“. Al momento facciamo finta che questo elemento sia irrilevante e concentriamoci invece sulla clonazione della pecora Dolly. La metodica utilizzata si chiama somatic cell nuclear transfer (SCNT), che possiamo tradurre con “trasferimento nucleare da cellula somatica”. Ma cosa diavolo è una cellula somatica? Parlando del corpo umano, vengono chiamate cellule della linea germinale gli spermatozoi e la cellula uovo, ovvero quelle che generano un nuovo individuo, mentre tutte le altre, dalla pelle al cuore (cit.) sono cellule somatiche. Nella SCNT viene preso il nucleo di una cellula somatica, che contiene il DNA di un individuo completo (che può essere da un neonato a un anziano), e viene inserito in una cellula uovo fertile (di un altro individuo) privata precedentemente del proprio nucleo. La nuova cellula ottenuta viene quindi impiantata in una madre surrogata, la quale darà alla luce un piccolo geneticamente identico all’individuo da cui è stato ottenuto il nucleo. Questo perché il DNA contiene le informazioni che portano all’ottenimento di un certo individuo, quindi è come se fossero le istruzioni per costruire il modellino dello Space Shuttle esattamente uguale a quello che c’è disegnato sulla scatola. Nel caso di Dolly è stata presa una cellula somatica dalla ghiandola mammaria di una pecora Finn Dorset e il nucleo è stato inserito in una cellula uovo di pecora Scottish Blackface e poi impiantato in una pecora Scottish Blackface, che ha dato alla luce Dolly (che a sua volta ha avuto diversi cuccioli, che ovviamente non sono suoi cloni).

Tanti altri animali, dai cani ai maiali, sono stati clonati con successo mediante il SCNT, nonostante il grande successo ipotizzato inizialmente dopo l’annuncio di Dolly non si sia poi effettivamente realizzato, sia a causa degli altri costi sia per le limitate applicazioni pratiche. Il SCNT non è l’unica metodica per clonare un animale, ma è quella che in teoria permette di avere un maggior numero di individui (cloni) possibili. Scimmie sono state clonate con metodiche alternative, ma questo studio di ricercatori cinesi è il primo che coinvolge il SCNT. Questo perché per molto tempo non è stato possibile superare alcune problematiche intrinseche nell’uso di cellula di scimmia, che sembrano essere particolarmente refrattarie alla metodica. Grazie ad alcune modificazioni genetiche è stato quindi possibile superare questo problema, e ottenere il risultato descritto.

È quindi importante da sottolineare è che la clonazione di scimmie (o meglio, primati non umani) non è una novità, è stata “solo” portata a un livello superiore. Questo tuttavia non è il punto di arrivo: ci sono infatti tante sfide ancora da affrontare per arrivare a una metodica effettivamente applicabile su larga scala.

Ora però arrivano tutte le altre implicazioni, principalmente di carattere etico, che toccano due argomenti caldi, ovvero la sperimentazione animale e la clonazione umana.

Partendo dal presupposto che questo è il mio punto di vista sulla sperimentazione animale, il poter utilizzare scimmie clonate può portare molteplici vantaggi, simili a quelli che oggi abbiamo a disposizione con le classiche cavie da laboratorio. Aggiungendoci anche le nuove metodiche di modificazione genetica e di editing genico, come CRISPR/Cas9, è possibile aprire ancora più orizzonti per quanto riguarda l’uso di primati non umani, soprattutto per la ricerca biomedica e per lo studio di malattie genetiche a oggi incurabili. Queste decisioni dovranno essere principalmente affrontate dai comitati etici che già esistono per la sperimentazione animale.

Quando ascolto la canzone di Francesco Gabbani “Pachidermi e Pappagalli“, dedicata alle bufale classiche del web che vanno dalla Terra piatta alle lobby massoniche dei banchieri ebrei, la parte che mi fa sempre pensare è quella dedicata a “l’uomo è stato ufficialmente clonato”, in quanto a livello teorico non è così impossibile, fermo restando tutte le difficoltà del caso ottenute con le scimmie. Ma è ovvio come una questione del genere sia ESTREMAMENTE delicata, e che vada presa con le pinze, coinvolgendo in prima persona la società civile. Risulta altresì ovvio che questo notizia lascia serpeggiare l’idea che domani avremo il primo bambino clonato (e nel caso prendete uno degli Angela per favore!), in quanto il passo dalla scimmia all’uomo appare molto breve. Nonostante ciò non lo sia, è pur tuttavia vero che la distanza dall’uomo rispetto a Dolly è stata assottigliata notevolmente. Ora quindi non bisogna andare nel panico, ma approfittare di questa situazione per analizzare la reazione del pubblico, in modo da coinvolgerla al meglio. Come ho analizzato anche nel mio libro “Geneticamente modificati – Viaggio nel mondo delle biotecnologie“, Hoepli, 2017 (che vede proprio Dolly in copertina), l’aspetto di bioetica non può e non deve essere trascurato, ed è necessario instaurare un dialogo costruttivo, sia per la comunità scientifica che per la società stessa. Già nel caso di CRISPR/Cas9 l’eventuale applicazione su embrioni umani è stata sottoposta a un’attenta riflessione, che è sfociata con una sorta di pausa concordata per quanto riguarda le ricerche sul tema.

La paura dell’ottenimento di supercloni perfetti e temibili soldati o l’idea perversa di una “razza superiore” sono timori leciti da parte dei cittadini, anche in parte ispirati dalla letteratura o dai film di fantascienza. Nel caso in cui fosse possibile, sarebbe giusto clonare gli umani? Sarebbe eticamente accettabile non farlo nel momento in cui questo potesse portare vantaggi all’umanità? Chi potrebbe avere il permesso di fare una cosa del genere e chi controllarla? A queste domande non so dare risposta, è necessario che venga instaurato un dialogo costruttivo, in modo da indirizzare la ricerca in uno modo che sia non solo scientificamente ottimizzata, ma anche eticamente accettabile.

Link di approfondimento da Scientific American

https://www.scientificamerican.com/article/first-primate-clones-produced-using-the-ldquo-dolly-rdquo-method/

Ulteriori approfondimenti su Dolly

https://www.scientificamerican.com/report/whatever-happened-to-cloning/

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