Una convenzione di Ginevra per il mondo digitale

Ci siamo lasciati l’ultima volta dopo aver parlato di Vault 7, i leak della CIA che hanno mostrato come l’intelligence USA avesse realizzato malware per trasformare una gran quantità di oggetti elettronici (tv comprese) in cimici. A Febbraio 2017 (quindi circa un mese prima dei leak sopracitati) Microsoft ha parlato della necessità di una Convenzione di Ginevra per il mondo digitale. A distanza di un anno, in occasione del Safer Internet Day, ci sembra il caso di riproporre l’argomento.

Se ci fermiamo a pensare all’ultimo anno ci sono stati svariati attacchi informatici e sempre più spesso si sente parlare di attacchi effettuati da stati contro altri stati o, ancora peggio, contro cittadini di altri stati. Nonostante gli svariati sistemi che usiamo ogni giorno diventino, col passare del tempo, più sicuri rispetto a una sempre più ampia gamma di attacchi è arrivato il momento di fermarci a riflettere che è necessario un unico fronte coeso contro queste aggressioni.

Quindi, dice Microsoft, così come la convenzione di Ginevra ha protetto i civili durante i tempi di guerra abbiamo ora bisogno di una convenzione di Ginevra digitale che permetta di proteggere i civili da attacchi di tale natura durante i tempi di pace.

Parliamo un attimo di statistiche: il 74% delle aziende che fanno business internazionale si aspetta di venire attaccato ogni anno e si stima che entro il 2020 circa 3 miliardi di dollari verranno persi a causa dei cyber attacchi. Se guardiamo al passato possiamo vedere come il punto di svolta sia stato nel 2014 con l’attacco nordcoreano a Sony: uno stato ha attaccato un privato, per minarne la libertà d’espressione. Nel 2015 abbiamo avuto attacchi che miravano al furto della proprietà intellettuale di opere e nel 2017 anno abbiamo avuto attacchi che hanno mirato a manipolare lo stesso processo democratico.

Una proposta per la convenzione

Questo non è quello che ci si aspettava come risultato quando è stato inventato, e diffuso, internet 25 anni fa e in quanto cittadini dobbiamo alzare la voce e discutere dell’argomento, dicono quelli di Microsoft.

Bisogna quindi chiedere ai governi di tutelare sempre di più i loro cittadini, cosa che si è iniziato a fare. Per esempio è dal 2015 che 20 stati propongono norme per la sicurezza informatica “puntando a promuovere un ambiente sicuro e trasparente” sempre nel 2015 gli Stati Uniti e la Cina hanno firmato un trattato in cui promettevano di non fare attacchi mirati a rubare la proprietà intellettuale. Nell’arco di pochi mesi il numero dei firmatari è salito a 20. Questi sono i primi passi, ma non possono e non devono essere gli ultimi.

Abbiamo scelto di risollevare l’argomento a un anno di distanza per due motivi: il primo è che è necessario prendere coscienza di un problema per poterlo risolvere e questo argomento, in Italia, non è ancora diventato davvero oggetto di dibattito. In secondo luogo, nonostante la proposta non sia ancora stata largamente accolta, Microsoft stessa ha recentemente risollevato la questione all’incontro del World Economic Forum di Davos in Svizzera. Insomma, il dibattito è ancora aperto ed è per questo che, secondo noi, è importante informarsi e discuterne, nei commenti qua sotto o con gli amici al bar.

Ringraziamo Bestbug per la collaborazione nella scrittura di questo articolo

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