Più modelli meteo validati per migliorare le previsioni italiane

L’ondata di neve e freddo artico arrivata negli ultimi due giorni sulla nostra penisola, come ampiamente previsto con almeno una settimana di anticipo, ha provocato non pochi disagi nella parte d’Italia meno avvezza a questo tipo di condizioni meteo. Da Roma in giù ci sono stati disagi nei trasporti e nei servizi, esempi sono stati il quasi totale blocco di Roma Termini di lunedì 26 febbraio e le ordinanze di chiusura delle scuole che in molti comuni sono state emanate a pochi minuti dall’ingresso in aula degli studenti.

Se possiamo attribuire buona parte di questi disagi alla eccezionalità dell’evento, ed è vero che non è affatto una consuetudine veder nevicare nelle province di Napoli e Caserta per due giorni di fila, resta la perplessità sulle tardive reazioni delle varie amministrazioni ad un evento della cui portata i mass media parlavano da giorni, talvolta anche seminando il panico tra la popolazione.

Ci sono stati casi di sindaci che sia la domenica sera che il lunedì sera hanno avvisato la popolazione che, a seguito della riunione con la Protezione Civile ed altri organi competenti, non erano state riscontrate criticità tali da chiudere le scuole, salvo poi chiuderle d’urgenza la mattina successiva.

Anomalia termica sull’emisfero boreale occidentale nel febbraio 2018. Notare le temperature sopra la media stagionale al polo nord e sulla costa orientale dell’America, e le temperature sotto la media stagionale in Europa e resto degli Stati Uniti. Clic per ingrandire. Photo credits: Jason Samenow, University of Maine, Climate Re-analyzer

La colpa delle nevicate non è certamente attribuibile a nessuno (siamo a fine febbraio d’altronde), ma è lecito chiedersi per quale motivo in pieno XXI secolo, con satelliti che tengono continuamente sotto controllo lo stato della nostra atmosfera e sensori sparsi un po’ ovunque, sia ancora possibile sbagliare una previsione poche ore prima di un evento.

Da questo punto di vista l’Italia è un una mosca bianca in tutto il mondo: da un lato l’ufficialità delle previsioni meteo è ancora totalmente demandata all’Aeronautica Militare, dall’altro chiunque può legittimamente diffondere le proprie previsioni senza fornire dettagli sulla qualità delle stesse, spesso con il solo scopo di guadagnare grazie ai banner pubblicitari.

Tra i due estremi si trovano i centri di ricerca di università ed enti pubblici che, sebbene non godano della ufficialità riconosciuta all’Aeronautica Militare, sono in grado di fornire servizi di eccellenza, basati su modelli validati con metodo scientifico e spesso con risoluzione elevatissima su aree ben definite, grazie al lavoro di veri professionisti della fisica dell’atmosfera.

Da anni questi centri chiedono un riconoscimento legale del loro lavoro, così da poter effettivamente collaborare nel fronteggiare eventi meteo estremi, supportando gli amministratori locali nelle decisioni da prendere ed anche aiutandoli a comunicare con la giusta chiarezza l’informazione meteo ai cittadini comuni. Richieste fondate anche su esperienze che hanno dimostrato la fattibilità della collaborazione tra i vari centri meteo di ricerca, come, ad esempio nel caso di HyMex (Hydrological cycle in Mediterranean Experiment). In quel caso un team formato da esperti provenienti da 14 centri di ricerca ed operazionali diversi ha costituito un centro operativo che per settimane ha monitorato le condizioni meteo in Italia, richiedendo anche l’intervento di mezzi aerei dotati di strumenti specifici per lo studio dei fenomeni atmosferici.

Sebbene per anni queste richieste siano cadute nel vuoto, è notizia di pochi mesi fa che il Ministero dell’Ambiente abbia approvato la costituzione dell’Agenzia Nazionale ItaliaMeteo, con il compito “di razionalizzare ed organizzare i prodotti ed i servizi meteorologici, nonché i soggetti operanti in questo settore”. Inoltre sono ormai disponibili anche in Italia le certificazioni ufficiali (perché riconosciute dal WMO, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale) di meteorologo e tecnico meteorologo.

Il caos che regna sovrano in tema di previsioni meteo in Italia sembrerebbe quindi destinato a finire, abbattendo sensibilmente il numero di siti meteo “acchiappaclick”: ma, fin quando gli amministratori locali non potranno avvalersi in maniera ufficiale dei servizi meteo di università ed enti di ricerca, è probabile che dovremo aspettarci altre occasioni nelle quali i sindaci, la mattina, saranno costretti a cambiare la decisione assunta la sera prima dopo un incontro con gli organi competenti.

Esempio di cartina meteorologica sulla precipitazione totale accumulata il 26 febbraio 2018, incentrata sul centro Italia. Evidenziati i confini regionali e le circoscrizioni di allertamento abruzzesi. Mappa stilata dal Centro di Eccellenza in Telerilevamento E Modellistica Previsionale di eventi Severi (CETEMPS) dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Università degli Studi dell’Aquila. Clic per ingrandire. Fonti: 1) http://cetemps.aquila.infn.it/previsione/  2) http://magritte.aquila.infn.it/meteo/ecmwrf-2way/
Stesso tipo di meteo, incentrato sulla provincia di Napoli il 26 febbraio in occasione della rara nevicata. Mappa realizzata dal Centro Campano per il Monitoraggio e la Modellistica Marina e Atmosferica (CCMMMA), Università degli Studi di Napoli “Parthenope”. Clic per ingrandire. Fonte: http://ccmmma.uniparthenope.it/?q=forecast/weather&region=prov063&output=tsp

L’autore: Angelo Zinzi, astrofisico, Space Science Data Center – ASI, PhD in planetologia presso Università degli Studi dell’Aquila, già post-doc in modellistica atmosferica presso Università degli Studi di Napoli “Parthenope”

Consulenza specialistica: Ida Maiello, PhD, meteorologo certificato

 

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