Entomofagia: le possibilità future

Il consumo alimentare di insetti, ovvero l’entomofagia, è praticato dall’uomo da millenni. Ancora oggi oltre 1600 specie di insetti commestibili fanno parte della dieta di più di 2 miliardi di persone. Non c’è da stupirsi d’altronde, visto che sono cugini prossimi dei crostacei, il cui consumo è generalmente accettato: entrambe le classi fanno parte del grande insieme degli artropodi. Nonostante ciò, nei paesi occidentali questa pratica è vista con repulsione.

Recentemente, l’attenzione verso l’entomofagia è stata riaccesa da crescenti pubblicazioni e iniziative commerciali, capeggiate dalla FAO (Food and Agricolture Organization), la quale da anni cerca di promuovere questa pratica anche nelle nazioni industrializzate. Ma perché nutrirsi di insetti? Quali sarebbero i vantaggi? E quali invece le problematiche? Incominciamo dai potenziali benefici. Questi vengono riassunti grossomodo in tre macroargomenti:

1) SALUTE

Gli insetti sono ricchi di proteine e, rispetto alle carni di pollo, manzo e maiale, hanno un maggior contenuto di calcio, ferro e zinco. I grassi contenuti negli insetti, inoltre, sono generalmente più salubri. Da ultimo, gli insetti hanno meno probabilità di contrarre e trasmettere all’uomo malattie comuni ad entrambe le specie (zoonosi), a causa della maggior distanza filogenetica tra mammiferi vertebrati e artropodi rispetto al consumo di animali appartenenti alla stessa classe.

Non è una battuta, sono per davvero molto ricchi di proteine. Sono anche adatti per una dieta povera di sodio… non fatevi intenerire da quella faccina simpatica, però!

 

2) SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

Allevare insetti produce meno ammoniaca e meno gas serra rispetto agli altri allevamenti animali (solo termiti e scarafaggi, ad esempio, producono metano). Questo tipo di allevamento, inoltre, richiede una quantità di suolo quasi nulla, ed impiantare un nuovo allevamento di insetti commestibili non richiede deforestazioni. Gli insetti possono poi essere nutriti con sottoprodotti di altre lavorazioni (scarti vegetali, residui di macellazione, in alcuni casi anche letame), ed hanno bisogno di pochissimo cibo. Infatti gli insetti trasformano quasi tutto il cibo ingerito in massa corporea poiché il loro metabolismo non mantiene una temperatura corporea costante (sono eterotermi).
Per ottenere 1 Kg di camole, ad esempio, ci basta fornire loro 2 Kg di mangime. Per il pollo e il maiale ne occorrono 4 kg, per la pecora 8, per la mucca 24. Infine, il consumo di insetti non genera scarti di macellazione, che invece rendono il consumo di carne di altri animali meno vantaggioso dal punto di vista delle energie coinvolte nel processo produttivo. Quasi metà del peso di una mucca viene scartato in fase di macellazione (pelo, pelle, ossa), mentre la maggior parte degli insetti viene consumata intera.

3) QUALITÀ DELLA VITA

Nei paesi in via di sviluppo attività di allevamento di insetti, aventi bassi costi iniziali e basse competenze tecniche necessarie, possono migliorare le condizioni delle fasce più deboli della popolazione.

Nella foto, le larve del punteruolo rosso della palma… proprio quello che in Italia fa impazzire chiunque abbia delle palme in giardino. Mangiarne le larve sembra una giusta vendetta! Photo credits: Hegariz, CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

Oltre a queste considerazioni, è possibile affiancarne altre di natura etica; rispetto ai vertebrati, gli insetti (secondo la maggior parte degli autori) non hanno una vera e propria percezione del dolore e della sofferenza, ed è indubbiamente più facile garantire loro un congruo grado di benessere nelle varie fasi dell’allevamento; le camole della farina, allevate in una vasca di cereali misti con l’aggiunta di vegetali per l’apporto di acqua si trovano esattamente nelle condizioni ideali per loro, che cercano di ottenere anche quando in libertà. La graduale implementazione di allevamenti di insetti a seguito di una domanda per questo tipo di alimento, insomma, indurrebbe a una progressiva riduzione degli allevamenti avicoli e di mammiferi. Ciò può rappresentare una strategia a lungo termine per diminuire la sofferenza animale per chi è sensibile a questa problematica.

Tra i punti ancora da migliorare per un funzionale insediamento dell’entomofagia nei paesi occidentali, troviamo:

EFFETTO REPELLENTE

Il cosiddetto “yuck factor”, dovuto essenzialmente al nostro background culturale che ci porta ad associare gli insetti a qualcosa di contaminante, raccapricciante o quantomeno di non commestibile. In precedenza abbiamo citato il consumo di crostacei, dal punto di vista zoologico non c’è grossa differenza tra il mangiare gamberoni e insetti, ma dal punto di vista della percezione soggettiva un artropode acquatico appare più “pulito” ed è in ogni caso ormai parte dell’abitudine e della tradizione, a differenza di un insetto. Si tratta di un ostacolo eliminabile lavorando sulle nuove generazioni (esperimenti condotti sui bambini hanno dimostrato che in età inferiore ai tre anni i piatti contenenti insetti venivano assaggiati allo stesso modo degli altri) e “nascondendo” l’insetto alla vista (gli insetti commestibili possono essere processati per ottenere una farina proteica da usare come ingrediente. In un esperimento in doppio cieco, le persone che assaggiavano polpette di manzo e polpette con farina di camole hanno trovato più saporite queste ultime).

SICUREZZA ALIMENTARE

Molte preparazioni tradizionali dei paesi che già consumano insetti prevedono l’essiccamento, l’affumicamento o il consumo a crudo, tutte tecniche poco adatte ad abbattere il carico batterico naturalmente presente negli insetti (abbattimento termico o ebollizione sono metodi molto più sicuri). La sicurezza alimentare è per la verità una conquista relativamente recente nella storia umana. Nonostante siamo ormai abituati a considerare tutto il cibo che troviamo al supermercato come generalmente sicuro, grazie agli sviluppi tecnologici (catena del freddo, analisi microbiologiche, chimica degli alimenti ecc.) e ai controlli sulla qualità nelle filiere europee, stabilite dai regolamenti comunitari come il cosiddetto “pacchetto igiene”, spesso dimentichiamo che un lungo processo scientifico e tecnologico deve essere garantito dietro la produzione di qualsiasi alimento. Basti pensare ai rischi di zoonosi che fino a qualche decennio fa erano molto più numerosi e che ora sono stati drasticamente ridotti dall’anisakis nei pesci, ai microbi nel latte crudo, fino ai recenti casi di contaminazione di Escherichia coli in alcune verdure in Germania a seguito di controlli insufficienti per il mancato rispetto dei protocolli.

Per questo la qualità biologica degli alimenti deve essere garantita e, se ciò è più facile nelle filiere interne all’Unione Europea, nei paesi in via di sviluppo il rischio è maggiore a seguito di infrastrutture insufficienti, legislazioni più lasse e condizioni igieniche più precarie. Vale tanto per l’alimentazione a base di vertebrati quanto per quella a base di insetti, ciò richiederà (e si auspica indurrà) investimenti nello sviluppo delle filiere produttive per aumentare gli standard qualitativi. Sono inoltre stati documentati alcuni casi individuali di allergia alimentare agli insetti, simili all’allergia ai crostacei, ribadendo il concetto già espresso della parentela filogenetica. Così come il consumatore individuale deve essere informato per la presenza di allergeni in alimenti più comuni, dalle arachidi ai gamberi, così dovrà esserlo anche in questo caso.

Insetti fritti in vendita a Bangkok. Photo credits: Tagorakee, CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

NORMATIVA

La legge italiana considera gli insetti come contaminanti del cibo, quindi tutti gli alimenti contenenti insetti o parti di insetti non possono essere prodotti, serviti o commercializzati (a rigore, non è possibile neanche acquistarli online da nazioni dove questi alimenti sono regolamentati). Sono in corso adeguamenti normativi per inserire i cibi contenenti insetti all’interno dei “novel food”. Questa normativa è stata recentemente modificata dall’unione europea, l’informativa sulle novità è consultabile e scaricabile cliccando qui.

Elenchiamo infine qui sotto alcuni articoli scientifici su parte degli argomenti trattati in questa sede, ma in pratica l’intero articolo è il bignamino del FAO Forestry Paper “Edible Insects: Future prospects for food and feed security”, interamente e gratuitamente scaricabile cliccando qua. Si tratta di una lettura che ci permettiamo di consigliare a tutti, gradevole e a nostro avviso rivoluzionaria.

Riferimenti e approfondimenti:

  • Auerswald, L. & al., 2005. Insects: diversity and allergy. Current Allergy & Clinical Immunology, 18:58-60
  • Brinchmann, B. C. & al., 2011. A possible role of chitin in the pathogenesis of asthma and allergy. Ann. Agric. Environ. Med., 18: 7-12
  • Eisemann, C. H. & al., 1984. Do insects feel pain? A Biological view. Experientia, 40: 164-167.
  • Herz, R., 2012. That’s disgusting: unraveling the mysteries of repulsion. New York, USA, W.W. Norton & Co.
  • Mignon, J. 2002. L’enthomophagie: une question de culture? Tropicultura, 20(3): 151-155.
[Autore: Francesco Campani, ecologo, originariamente pubblicato su
Animalisti, Animali e Ricerca e qui aggiornato]

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Nell’edizione 2017, in particolare, a parlare di entomofagia è stato il gruppo di Entonote, in una relazione interessante e approfondita.

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