La piccola scienza è pericolosa?

È vero che la popolarizzazione della scienza incoraggia un crescente mancanza di riguardo per la competenza scientifica?

Abbiamo bisogno di riformare l’educazione scientifica così da permettere agli studenti di riconoscere sciocchezze scientifiche?

Articolo orignale di Mike Klymkowsky apparso su http://blogs.plos.org/scied/2018/03/08/is-a-little-science-a-dangerous-thing/

Traduzione di Angelo Zinzi

È pensiero comune che rendere facilmente accessibile al pubblico la scienza sia un’ottima iniziativa, foriera di benefici sia per chi ne prende parte attivamente, sia per la società in senso lato. Molti tra questi esempi sono avvincenti e divertenti e spesso si presentano sotto forma di immagini attraenti distribuite insieme alle voci di esperti. Svariati programmi a contenuto scientifico sono stati particolarmente pensati per adattarsi a tale stile. Queste presentazioni avvicinano lo spettatore alle meraviglie della natura, affiancate da spiegazioni altamente scientifiche, sebbene spesso superficiali ed incomplete – facendo appello a descrizioni su quanto vecchio, grande e strano appaia il mondo naturale. Ma questo approccio ha anche delle ricadute negative. In questo caso mi concentrerò su una di esse, ovvero l’idea che la conoscenza rigorosa e realistica degli ambiti scientifici e delle conclusioni su di essi basate siano semplici da raggiungere: una presunzione che porta a standard educazionali non realistici ed alla inabilità a giudicare quando le affermazioni scientifiche sono distorte o non verificate, o a non riconoscere personaggi anti-scientifici.

Che la padronanza accurata delle tematiche scientifiche sia semplice da ottenere è una assunzione non detta diffusamente presente all’interno del nostro sistema di educazione, intrattenimento e ricerca scientifica. Questa idea è mostrata chiaramente dalla recente pubblicazione del New York Times “Astrophysics for people in a hurry” (“Astrofisica rapida per tutti”) – una presunzione ossimorica. È davvero possibile per le persone arrivare rapidamente a padroneggiare le osservazioni e la logica che sono a supporto della moderna astrofisica? Sono queste persone in grado di capire i punti di forza e di debolezza di queste conclusioni? La familiarità superficiale con le parole usate è paragonabile a comprenderne il significato ed i possibili effetti? Accettare equivale a capire? Questo modo di proporre la scienza incoraggia conclusioni irrealistiche su come lavora la scienza e ciò che è conosciuto con certezza rispetto a quanto è ancora speculazione? Le conclusioni della scienza moderna sono davvero facili da cogliere?

L’idea che avvicinare i bambini alla scienza porterà ad una conoscenza accurate dei concetti in essa presenti e ad una loro appropriata applicazione non è ben supportata [1]: spesso gli studenti terminano gli studi formali con una conoscenza fragile ed inaccurata – una lezione resa esplicita nei video “Private Universe” di Matt Schneps e Phil Sadler. Pensare di capire un argomento, o che la scienza sia in qualche modo semplice, mina il rispetto per chi effettivamente conosce un argomento, una situazione discussa in dettaglio in “The Death of Expertise” (“La morta della competenza”) di Tom Nichols. Sottostimare quanto possa essere difficile comprendere adeguatamente un argomento scientifico può portare a standard di insegnamento irrealistici delle scienze nelle scuole e spesso alla banalizzazione dell’insegnamento scientifico, che diventa riconoscimento delle parole piuttosto che comprensione dei concetti da esse veicolati.

È un dato di fatto che è difficile raggiungere e mantenere la concentrazione elevata su molti argomenti –  obiettivo principale di editori, revisori ed altri scienziati che provano a testare ed estendere le osservazioni di altri – ed allo stesso tempo mostrare la scienza come realmente è. Fin quando un’osservazione non viene ripetuta e confermata da altri, essa dovrebbe essere trattata come una possibilità interessante, piuttosto che un fatto scientificamente provato. In aggiunta, in assenza di un meccanismo in grado di spiegare in maniera plausibile le osservazioni, rimane la seria possibilità che quel fenomeno svanisca, con più o meno clamore (come nel caso della fusione fredda). Ne sia esempio la sparizione degli effetti fisiologici delle “posizione di potenza”. Nonostante ciò, gli incentivi a supportare anche risultati già sconfessati possono essere formidabili, specialmente quando ci sono in ballo soldi o potere.

Mentre le posizioni di potenza possono essere state utili a qualcuno, sebbene fisiologicamente inutili, in giro ci sono teorie pseudo-scientifiche molto più pericolose. L’ingenuo può credere all’acqua grezza, ma il movimento persistente, ed in alcuni casi crescente, anti-vaccinazioni continua a causare seri danni ai bambini. Ci si può chiedere come mai gruppi professionali di scienziati, come la American Association for the Advancement of Science (AAAS – Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza) non abbiano chiesto un boicottaggio di NETFLIX, che continua a distribuire il film anti-scientifico ed anti-vaccinazioni VAXXED [2]. E come Oprah Winfrey e Donald Trump non siano caduti in ridicolo per dare credito a veri e propri non-sense e per la dura battaglia contro la comunità biomedica. Non accettare competenze ben accreditate aiuta a capire la situazione. Invece di apprezzare ciò che facciamo e non facciamo riguardo le cause dell’autismo, ci sono genitori disperati che cercano la soluzione in “terapie” promosse da anti-esperti. Il tragico caso dei genitori che hanno provato a curare l’autismo facendo bere candeggina illustra drammaticamente la situazione.

Quindi perché una larga fetta del pubblico ignora le conclusioni degli esperti? Potrei pensare che uno dei fattori principali sia il modo in cui la scienza viene insegnata e resa popolare [3]. Oltre al fatto ovvio che una serie di politici e capitalisti (sia nel mondo occidentale che orientale) disprezzino apertamente quelle competenze che non supportano le loro posizioni ideologiche o finanziarie [4], credo che il modo in cui insegniamo la scienza, spesso focalizzato più sui fatti che sui processi, ignorando la sequenza storica tramite la quale la conoscenza è stata istituita e le varie forme di analisi critica alle quali sono soggette le conclusioni scientifiche, affiancato al modo in cui la scienza viene divulgata, porta ad erodere il rispetto per le competenze. Spesso il nostro sistema educativo fallisce nel mostrare quanto sia arduo raggiungere una reale competenza scientifica, in particolare l’abilità di presentare chiaramente da dove provengano e cosa implicano e non implicano idee e conclusioni. Questa competenza è più di un attestato, è frutto di studio rigoroso e produttivo, di contributi utili e di un pensiero critico ed obiettivo. Gli standard scientifici sono spesso pesantemente poggiati su fatti e poco su analisi critiche di quelle idee ed osservazioni che sono rilevanti ai fini di un particolare fenomeno. Per dirla come Carl Sagan, abbiamo fallito nell’insegnare agli studenti come valutare criticamente le affermazioni ed come individuare sciocchezze [5].

Nell’area della popolarizzazione della scienza abbiamo permesso voli pindarici e semplificazioni eccessive per catturare l’attenzione. Citando un articolo di David Berlinski, siamo continuamente bombardati da una serie di annunci su nuove osservazioni e conclusioni scientifiche e c’è spesso una “volontà di credere a ciò che dicono alcuni scienziati, senza domandarsi se ciò sia vero”, o almeno cosa significhi in realtà. Non ci si focalizza più sulla conoscenza approfondita, insieme alla spesso difficile spiegazione, ma si punta tutto sulla conclusione accattivante (indipendentemente dalla sua plausibilità). Sedicenti esperti pontificano su argomenti che sono spesso ben al di fuori della propria area di competenza reale – molti fisici parlano non solo del multiverso, ma anche di libero pensiero ed etica. Conflitti complessi e spesso non conciliabili tra organismi, come quelli tra madre e feto, maschio e femmina (in specie sessualmente dimorfiche), libertà indivuali e ordine sociale, sono ignorati invece di essere esplicitamente riconosciuti, così da poterne comprendere le origini. Allo stesso tempo ci sono forti pressioni su ricercatori (e sulle loro istituzioni) e sugli specialisti di comunicazione per presentare le loro “storie” aumentandone a dismisura le ricadute e le implicazioni a larga scala, così da trovare nuovi finanziamenti, prestigio personale ed accademico e visibilità sul web. Tali storture causano la diminuzione del rispetto per le competenze (e l’obiettività) della scienza.

Ma dove sono i gli “arbitri della scienza”, coloro incaricati di sorvegliare sulle regole del gioco? Di redarguire chi sta uscendo fuori dal proprio terreno di competenza o di fermare il gioco quando vengono infrante le regole, come nel caso di falsi (fabbricazioni, soppressione, interpretazione poco consona) legati ai dati acquisiti, come fatto dall’anti-vaccinista Wakefield? Chi ha la responsabilità di preservare l’integrità del gioco, mostrando magari che molti difensori delle medicine alternative parlano a sproposito? Dove sono gli arbitri che possono mostrare il “cartellino rosso” a questi ciarlatani e toglierli dal gioco?

Chiaramente questi arbitri non esistono. È invece necessario abituare sempre più persone ad essere esse stesse arbitri – ovvero a capire come funziona la scienza ed identificare le bufale quando gli passano vicino. Quando un divulgatore scientifico, per qualunque ragione, oltrepassa il limite della propria competenza abbiamo bisogno di avvisarlo e bloccarlo. E quando gli scienziati stessi vanno contro le metodologie del metodo scientifico, come succede periodicamente con i fisici teorici e a volte con i neuroscienziati, abbiamo la necessità di segnalare queste irregolarità. Se il nostro sistema educativo potrà aiutare a sviluppare negli studenti una migliore comprensione delle regole del gioco scientifico ed il motivo per il quale queste regole sono essenziali per il progresso scientifico, forse potremo ristabilire sia l’apprezzamento delle competenze scientifiche, sia il rispetto per i traguardi ai quali puntano  gli scienziati.

 

Bibliografia:

  1. And is it clearly understood that they have nothing to say as to what is right or wrong.
  2.  Similarly, many PBS stations broadcast pseudoscientific infomercials: for example see Shame on PBSBrain Scam, and the Deepak Chopra’s anti-scientific Brain, Mind, Body, Connection, currently playing on my local PBS station. Holocaust deniers and slavery apologists are confronted much more aggressively.
  3.  As an example, the idea that new neurons are “born” in the adult hippocampus, up to now established orthodoxy, has recently been called into question: see Study Finds No Neurogenesis in Adult Humans’ Hippocampi
  4.  Here is a particular disturbing example: By rewriting history, Hindu nationalists lay claim to India
  5. Pennycook, G., J. A. Cheyne, N. Barr, D. J. Koehler and J. A. Fugelsang (2015). “On the reception and detection of pseudo-profound bullshit.” Judgment and Decision Making 10(6): 549

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