Quali limitazione per una futura agricoltura marziana?

Il primo satellite artificiale (Sputnik1) fu lanciato il 4 ottobre del 1957.
Sei anni prima, nel 1951, Sir Arthur Charles Clarke pubblicava uno dei suoi primi romanzi, proprio sul tema della colonizzazione del pianeta Marte: una storia per molti aspetti sorprendentemente accurata, soprattutto se si considera che è stata concepita quasi vent’anni prima dello sbarco sulla Luna.
Clarke ha anticipato alcuni temi che, tornati oggi a parlare di colonizzare Marte, si rivelano quantomai attuali.
Tra essi, la necessità di non dipendere dalla Terra per ogni cosa, perché il costo del payload dalla Terra a Marte è proibitivo. Da questa semplice considerazione nasce la necessità di produrre cibo direttamente sulle navi interplanetarie e, più ancora, su Marte stesso.
In “Le Sabbie di Marte”, Clarke suggerisce la soluzione più lineare: serre e coltivazione idroponica.
Ammettendo di riuscire a costruire delle serre in grado di mantenere un ambiente compatibile con la crescita dei vegetali terrestri, quale sarebbe la limitazione più grande dell’agricoltura sul pianeta rosso?

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Sfondo: Mount Sharp, Marte (Curiosity Rover) © NASA/JPL CalTech/MSSS – Sir Arthur Charles Clarke (1917 – 2008) © syfy.com – Copertina della prima edizione (1951) di The Sands of Mars (Wikimedia)

In occasione del Mantova Food&Science Festival di quest’anno, abbiamo avuto l’opportunità di porre questa domanda nientemeno che a Luca Perri dell’INAF e a Silvia Kuna Ballero di L’Antro Scientifico, che ci hanno dato un punto di vista importante:

l’energia

Marte riceve molta meno radiazione solare della Terra, inoltre è anche necessario proteggersi dalle radiazioni cosmiche, che sul pianeta rosso non sono schermate efficacemente dalla sottile atmosfera. È vero che nelle serre si possono mettere delle lampade adatte a indurre la fotosintesi, ma queste lampade vanno alimentate, e le celle fotovoltaiche avrebbero lo stesso problema dei vegetali: la scarsità relativa di luce solare (oltre alle tempeste di sabbia). A meno di non portarsi dietro delle fonti nucleari, la luce solare sarebbe quindi un importante fattore limitante per le produzioni agricole.

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