Perché le falene sono attratte dalla luce?

Prima di rispondere a questa certamente curiosa domanda voglio essere sincero con voi.
Non sono arrivato a pormela per spirito naturalistico e/o entomologico (o perché questa estate mi siano entrati in casa insetti volanti non identificati attirati dalla luce). NO.
La domanda è nata dal proliferare di MEME riguardanti le falene (moth in inglese) che stanno spopolando in rete da un mese a questa parte.

Non sapete di cosa stia parlando? Ecco qualche esempio:

Tutto è nato, secondo il database knowyourmeme.com , dalla foto di una falena “enorme” appostata fuori da una finestra e postata su Reddit a Luglio 2018. L’immagine ha ricevuto un numero spropositato di voti positivi ed è finita in altri post, spesso come parodia, finendo per diventare, di diritto, un “meme”.

Se si cerca su Google Trends si vede una folle impennata del termine “moth” proprio a Luglio e a Settembre.


Torniamo ora alla domanda iniziale: perché le falene sono attratte dalla luce?

Per rispondere  ci siamo rivolti a Alessandro Bisi, genovese classe 1991, gestore del sito Lepidopteravaria:

Pensate agli occhi delle falene come una sorta di globi catarifrangenti, in cui la luce viene catturata ed utilizzata per la visione ed il volo notturno. Questi globi funzionano bene solamente nel caso in cui la fonte dei raggi luminosi sia abbastanza distante da far sì che questi giungano verticalmente rispetto al suolo terrestre. Questa è una condizione rimasta invariata per milioni di anni. Esse si orientano soprattutto con la luce proveniente dalla Luna, la cui distanza permette che, anche in questo caso, i raggi di luce giungano perpendicolari rispetto al terreno. L’istinto le fa volare in linea retta, in modo che l’angolo sotto il quale i suoi occhi composti ricevono la luce rimanga costante.

Questo meccanismo diventa inefficace quando giungono in prossimità di una sorgente di luce artificiale. La luce vicina le costringe ad avvicinarsi sempre di più, compiendo talvolta dei giri a spirale, in rapporto all’angolo formato dalla luce stessa e dalla direzione di volo.

 

 

 

L’invenzione della lampadina ha costituito quindi un cambiamento repentino nella storia evolutiva delle falene, a cui queste non sono state in grado di adattarsi. Infatti il sistema nervoso di questi insetti recepisce la luce artificiale come una sorta di piccola luna abbagliante. 

Ciò causa confusione, portando le sfortunate bestiole ad orientare il proprio volo in funzione di questa nuova luce, a cui esse sono inesorabilmente attratte. Ciò detto non tutte le falene sono sensibili a questa problematica, e non tutte le falene sono attratte dallo stesso tipo di radiazione luminosa.

Solo le falene sono attratte dalla luce?

In realtà le falene non sono gli unici insetti a manifestare una certa attrazione per la luce artificiale. Di fatto è stato osservato che altri insetti alati, come ad esempio mosche, zanzare, calabroni, mantidi e scarabei possono essere attratti dalle fonti luminose artificiali per via di un fenomeno conosciuto come fototassi. Tale fenomeno implica una risposta positiva nei confronti di una certa fonte luminosa.

Perché durante il giorno non si vedono girare le falene confuse dalla luce del sole?

Qui ci tengo a fare una doverosa premessa: le falene appartengono all’ordine dei Lepidotteri, di cui fanno parte anche le farfalle. Queste ultime volano solamente durante il giorno. Quello delle falene è un gruppo di specie davvero immenso, e in esso possiamo trovarne molte che volano solamente di giorno, proprio come fanno le farfalle. Quindi, ricapitolando: farfalle di giorno, falene soprattutto di notte, salvo eccezioni.

Ad ogni modo questa è una bella domanda! Rientra sicuramente in quelli aspetti naturali che tendiamo a dare per scontati. Effettivamente, se ci pensiamo bene, una falena che vola contro una lampadina da 10W dovrebbe schizzare coma una saetta verso un sole che ne genera milioni e milioni ogni secondo.

Le falene svolazzano in giro per la Terra da almeno 200 milioni di anni, ed hanno imparato a sfruttare al meglio le due fonti luminose naturali per eccellenza, ossia il Sole e la Luna, rispettivamente durante la fase diurna e notturna. Così sono state ricoperte determinate nicche ecologiche, in cui le varie specie hanno imparato a distinguere due fasi che potremmo definire di attività e di riposo. Quando il Sole inizia a sorgere le falene a volo notturno sanno che sta per iniziare la fase di riposo, quindi cercano una zona riparata dove attendere il sopraggiungere della notte; ciò accade in senso contrario per i Lepidotteri a volo diurno.


Vi sono delle specie che possono rappresentare un pericolo per l’uomo?

Le falene, così come le farfalle, non costituiscono alcun pericolo per l’uomo, almeno nella fase di adulto. Generalmente i Lepidotteri sono considerati come gli insetti innocui per eccellenza. Tuttavia occorre segnalare che certi bruchi possono causare danni all’agricoltura, come nel caso della limantria dispari (Lymantria dispar), oppure gravi irritazioni, come nella temibile processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa). Degna di nota è la falena vampiro, Calyptra thalictri, che è in grado di pungere la pelle dell’uomo per succhiarne il sangue. Tale specie è presente in Italia, ma non sono noti casi di puntura da parte di questa elusiva falena. Inutile dire che la Calyptra non secerne alcun veleno.

(Sebbene le falene non siano quindi direttamente dannose per l’uomo, possono invece essere un grave problema per le coltivazioni. L’esempio più significativo è la piralide del mais (Ostrinia nubilalis) un dannoso parassita, le cui infestazioni sono state contrastate con l’introduzione del mais transgenico Bt, in grado di produrre una tossina velenosa per questi insetti ma innocua per l’uomo.)

Visto che spesso entrano in casa seguendo la luce, c’è qualche “trucco” per mandarle fuori senza far loro del male?

Il metodo migliore, in breve, è quello di usare un barattolo di vetro (tipo quelli da marmellata) per acchiapparle e quindi rilasciarle all’esterno, se possibile ad una distanza ragionevole dalla fonte artificiale più vicina. Per prenderle vi basterà aspettare che esse siano ferme, così eviterete il rischio di schiacciarle o di rovinarle col bordo dell’imboccatura.

Come possiamo approfondire la nostra conoscenza sull’argomento?

Su internet ci sono molti siti che parlano delle farfalle e delle falene in ogni loro aspetto. Il primo sito web che mi viene in mente è “Moths and Butterflies of Europe and North Africa” (http://www.leps.it/), costruito sulla base di una collaborazione tra più autori. Risulta assai utile per imparare a riconoscere le varie specie presenti sia in Italia che nel resto d’Europa (e Nord Africa chiaramente). Se masticate l’inglese invece vi consiglio di fare un giro su “Learn about Butterflies” (https://www.learnaboutbutterflies.com/ ), un sito assai ricco di informazioni sugli aspetti biologici di queste straordinarie creature.

Per quanto riguarda i libri purtroppo, dal punto di vista nazionale, siamo piuttosto carenti, almeno per quel che riguarda il tema specifico delle falene. Un volumetto interessante dal punto di vista divulgativo è senza dubbio la guida fotografica delle farfalle e delle falene di David Carter, pubblicata su licenza di una casa editrice britannica alla fine degli anni ’90. Su internet se ne trovano diverse copie ad un prezzo abbordabile.

In fine, a costo di tirare un po d’acqua al mio modesto mulino, sappiate che potete fare un giro su Lepidopteravaria che, attualmente. È in fase di restyling. Come divulgatore resto sempre a disposizione per qualsiasi domanda o curiosità sul mondo dei Lepidotteri.

Quale falena è stata fotografata nel meme del quale parlavamo all’inizio?

Ricordo bene il momento in cui ho iniziato a vedere questi meme spuntare da tutte le parti. Devo dire che in alcuni casi mi sono fatto delle grandi risate, soprattutto nella versione con Thomas Edison, a mio parere davvero esilarante. Il soggetto del meme è una specie appartenente alla famiglia dei Noctuidae, cui fanno parte individui esclusivamente ad attività notturna, salvo qualche eccezione. Per conoscere la specie sarebbe stata utile una foto fatta dall’alto, in cui si potesse almeno vedere lo schema dei disegni delle ali. Ma non si può avere tutto giusto? Quindi non ci resta che goderci questa simpatica cascata di meme.

[GV]

p.s. Non dimentichiamoci poi di Venomoth, il Pokemon falena della prima generazione, il cui nome è l’unione dei termini “venom”  (veleno) e “moth” (falena).

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