New Horizons verso l’inesplorato

Partita poco meno di tredici anni fa per esplorare per la prima volta Plutone ed il suo sistema di lune, la sonda NASA New Horizons non si è accontentata di svolgere il proprio compito e ha voluto infrangere un altro record, compiendo l’esplorazione più lontana dalla Terra mai registrata.

Tre anni e mezzo fa, mentre tutto il mondo osservava strabiliato le immagini provenienti da Plutone e Caronte, 2014 MU69 era un anonimo oggetto della fascia di Kuiper scoperto da circa un anno, con l’unica importante particolarità di trovarsi in una posizione abbastanza comoda per una eventuale estensione della missione New Horizons. E così il team della sonda ha deciso di fissare il nuovo storico appuntamento per il Capodanno del 2019, ad una distanza da Plutone di tre ore luce e mezza (dodici ore dalla Terra), ribattezzando 2014 MU69 in “Ultima Thule”, ricordando la mitologia che poneva in questo luogo “l’ultima terra conoscibile”.

Dopo aver conosciuto l’esito positivo del passaggio ravvicinato durante il pomeriggio (italiano) del 1° gennaio 2019, abbiamo dovuto attendere un altro giorno pieno per poter ammirare la prima immagine a risoluzione sufficiente di questo corpo celeste, tanto lontano dal Sole da conservare ancora intatte una serie di informazioni sulle condizioni del sistema solare in formazione o appena formato. La forma a doppio lobo vista nella prima immagine, che tanto ricorda la cometa 67P Churyumov-Gerasimenko legata alla sonda ESA Rosetta, ci racconta di un impatto a bassissima velocità tra due diversi oggetti, che sono così riusciti a fondersi senza distruggersi a vicenda (esattamente come probabilmente avvenuto per la 67P).

L’impatto che ha portato alla formazione di Ultima Thule (Fonte: NASA)

Le similarità con la cometa di Rosetta terminano probabilmente qui, anche solo considerando il fatto che Ultima Thule dovrebbe esser sempre rimasta a distanze dal Sole tali da non permettere lo scioglimento o la sublimazione di eventuali composti volatili. Ma sorprese non sono affatto da escludere ed il team scientifico di New Horizons è pronto ad analizzare senza sosta i dati che arriveranno dai sette strumenti attivi, con la possibilità di ottenere informazioni geologiche, geofisiche, composizionali e riguardanti plasma e particelle energetiche.

Tanto per iniziare, le fusione delle prime due immagini acquisite poco prima del massimo avvicinamento a Ultima Thule dalla camera multispettrale MVIC e dalla camera monocromatica LORRI, ci raccontano di una superficie generalmente rossastra, senza evidenti impatti da crateri e con la zona del “collo” di un colore sensibilmente più chiaro.

A sinistra l’immagine a colori acquisita dalla camera multispettrale MVIC, al centro l’immagine monocromatica acquisita dalla camera LORRI. A destra la fusione delle due immagini, con l’alta risoluzione spaziale di LORRI e i colori di MVIC. Entrambe le immagini sono state acquisite circa mezz’ora prima del massimo avvicinamento a Ultima Thule

Ma c’è da scommettere che i dati in arrivo (tutti già acquisiti in un breve lasso temporale) porteranno nuovi dettagli per capire meglio la Fascia di Kuiper, quella zona del sistema solare che inizia con Plutone e si estende in maniera ben poco definita per le nostre attuali conoscenze. Un motivo in più per pensare che il cambiamento di definizione di Plutone da pianeta a pianeta nano non sia stato poi tanto avventato.

 

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