“Che libro indosserò?” – Luca Simonetti, La scienza in tribunale

Oggi consigliamo il libro: La scienza in tribunale – Dai Vaccini agli Ogm, da Di Bella al Terremoto dell’Aquila: una storia italiana di orrori legali e giudiziari, dell’avvocato e giurista Luca Simonetti.

La scienza non è fatta solo di esperimenti, verifiche, protocolli, scoperta dell’inaspettato e applicazioni pratiche, non vive isolata in una torre d’avorio dove si discute dei massimi sistemi. È innanzitutto un metodo applicato da esseri umani, e in quanto tali esiste nel contesto della società umana e con essa si deve rapportare. Ciò comporta inevitabilmente una differenza “di traduzione”, dato che il linguaggio della scienza non sempre corrisponde con quello della società e delle sue leggi. Purtroppo errare è umano, e non stupisce che spesso si assista a fratture in cui da una parte gli scienziati sostengono qualcosa, dall’altro il mondo non accademico sostiene tutt’altro; oppure i primi non vengano consultati adeguatamente prima di un provvedimento. Ciò è in parte dovuto anche ai rapidi mutamenti a cui è andato incontro il progresso scientifico anche solo nell’ultimo secolo, più rapido di quanto ci metta la cultura umana a metabolizzarlo, o che viene posto innanzi a una giurisprudenza basata su concetti più vecchi, stabiliti quando una certa conoscenza ancora non si aveva.
Abbiamo già assistito innumerevoli volte a casi del genere, ascoltando le voci di protesta degli scienziati, di fronte a una sperimentazione clinica fallimentare condotta a forza, oppure a un divieto per timore di rischi inesistenti. Che dire invece dei dettagli giuridici che hanno portato a determinate scelte?

Luca Simonetti, avvocato, decide così di ripercorrere alcuni dei casi più eclatanti avvenuti in Italia nel periodo recente in cui il mondo scientifico è rimasto imbrigliato in infinite polemiche tra leggi e tribunali. Di parlare, egli stesso dice, dei “cortocircuiti che si verificano, in Italia, quando i tribunali e il Parlamento si occupano di scienza”. Il percorso è narrato non dal punto di vista del ricercatore che porta le ragioni della scienza di fronte alle incomprensioni con il mondo legislativo, ma dal punto di vista del giurista che analizza gli inghippi, le contraddizioni e i capitoli che hanno costituito alcune delle pagine più controverse degli errori giudiziari relativi all’ambito scientifico negli ultimi anni. Perché conoscere la scienza non vuol dire solo raccogliere nozioni di astrofisica o biologia, ma anche comprenderne il suo ruolo all’interno della società e come spesso venga distorto, per interessi politici, ignoranza o incomprensione. Il linguaggio adottato non è mai ostico, i dettagli scientifici vengono spiegati con semplicità nei punti fondamentali (ma senza approfondire per non sviare dal discorso e appesantirlo), mentre per il lato giuridico sono citate alcune note del Codice per meglio comprendere le disposizioni di legge. È quest’ultimo lato quello principale. A volte l’autore si rivela un po’ irriverente, come quando parla di “dadaismo giuridico” nel caso Xylella.

Per la precisione sono questi gli argomenti trattati: i casi Di Bella, le sentenze sui vaccini, Stamina, Xylella, gli OGM formano la prima parte del libro, dedicata alle “cure miracolose” e ai “capri espiatori”; mentre la seconda parte è interamente devota al processo dell’Aquila riguardo il terremoto del 6 aprile 2009, un caso su cui, complice la scarsa informazione avvenuta sui media, girano molte incomprensioni ed equivoci.

“La scienza in tribunale” è edito dalla collana Documenti 82 della casa editrice Fandango.

Un paio di estratti con il permesso dell’autore:

Non c’è dubbio, comunque, che il caso Di Bella abbia rappresentato il primo, clamoroso emergere di ciò che Viano ha chiamato “la rivolta contro la medicina scientifica”. Dal punto di vista del diritto, le cose da segnalare sono più d’una. Innanzitutto, è assai preoccupante che la decisione sullo svolgimento della sperimentazione e sulle sue modalità sia stata sottratta agli organi tecnici preposti dalla legge e assegnata a una inaudita trattativa o “concertazione” tra il Governo, da una parte, e l’inventore della terapia, dall’altra, come se vi fossero in ballo due interessi ugualmente degni di tutela, da conciliare in qualche modo (come accadrebbe in una transazione commerciale o in una controversia sindacale). Qui, al contrario, non esistevano due interessi contrapposti, di pari valore, ma c’era un interesse solo: quello collettivo, di sanità pubblica, a determinare se una terapia sia efficace, sicura e pertanto meritevole di essere sostenuta dalle risorse di tutti. E, ancor peggio, si è arrivati a questa trattativa sull’onda di una mobilitazione popolare e mediatica (non senza l’intervento increscioso di alcune parti politiche).

Notate che né Bertolaso né Stati erano due scienziati, esperti di sismologia: erano due politici. Eppure questi due politici, del tutto profani nel campo, hanno appena deciso 1) che la popolazione va “tranquillizzata” (per controbilanciare, spiegheranno dopo, gli allarmi, altrettanto infondati, diffusi da più parti), 2) che la rassicurazione si dovrà basare anche su una teoria (quella per cui l’energia liberata da una serie di piccole scosse sismiche “scarica” l’energia sismica disponibile per una scossa più grande e pericolosa) che tuttavia, come abbiamo visto, in questi termini non ha alcun fondamento, 3) che a tale scopo si debba organizzare all’Aquila una riunione con alcuni dei nomi più grossi della sismologia italiana. Ah, dimenticavo: né Bertolaso né Stati sono mai stati imputati nel processo dell’Aquila.

Luca Simonetti (1964), avvocato, vive e lavora a Roma. Nel 2010 ha pubblicato “Mangi, chi può. Meglio, meno e piano. L’ideologia di Slow Food”.

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