Ho molte domande sull’Intelligenza Artificiale

Come abbiamo visto negli articoli degli ultimi mesi, che trovate a fondo pagina, l’Intelligenza Artificiale è una tecnologia molto nuova ma che già sta permeando e cambiando la società. È fatta di idee semplici ma incredibilmente versatili ed efficaci, e ci sta permettendo di risolvere tantissimi problemi che per decenni gli “scienziati del computer” hanno creduto fossero prerogativa degli uomini.

L’IA è una rivoluzione di cui stiamo vedendo solo l’inizio, che se usata bene aumenterà la ricchezza mondiale di molto e ci permetterà di risolvere problemi non solo che ci sembrano ora insormontabili, ma anche che nemmeno sapevamo di avere. Tuttavia, come ogni strumento, non può essere utilizzato senza farsi scrupoli di carattere etico, o almeno non così su larga scala come lo vogliamo (e speriamo di) utilizzare nei prossimi decenni. La conversazione riguardante l’IA è sostanzialmente inesistente non solo nel dibattito politico, ma anche fra la gente, se si escludono alcune nicchie di Internet che spesso arrivano ad essere troppo nerd anche per me. Le priorità sono altre. Tuttavia credo che l’IA forgerà il nostro futuro in un modo troppo profondo per lasciare che ci passi tutto sopra la testa, ed è per questo che l’ultimo articolo di questa piccola serie è dedicato a questo tema. Inoltre, sono tutte domande molto particolari da tirar fuori al bar o dal parrucchiere quando le conversazioni si fanno troppo noiose…

Quindi, quali sono le cose che dovremmo chiederci, quando si tratta di Intelligenza Artificiale?

1) Come facciamo a informare i cittadini?

Questa la chiedo io come aspirante divulgatrice scientifica, ma è una domanda che mi piacerebbe fosse nel retro della testa di tutti gli intellettuali, umanisti e scienziati. Come facciamo ad assicurarci che l’IA sia percepita come la cosa buona che è, ma al tempo stesso che le persone sappiano dei potenziali rischi? È una questione di informare il pubblico in modo oggettivo? Ci troveremo a dover contrastare delle fake news anche riguardo a questo? E se sì, come gestiremo la situazione?

2) La politica è adeguata al suo ruolo?

Risposta breve: no.
Risposta lunga: la formazione dei politici non è tale da permetter loro di capire i problemi abbastanza da legiferare in merito, questo non tanto per loro ignoranza ma perché i problemi urgenti sono altri. Per questo è necessario che noi per primi abbiamo ben chiare le sfide che ci sono nel regolare queste nuove tecnologie.

Il che mi porta a chiedere…

3) Come regoleremo le auto che si guidano da sole?

Ho mostrato il mio entusiasmo per le auto a guida automatica in questo articolo, e non rimangio di certo la parola: esse hanno la possibilità di salvare milioni di vite. Ma come, esattamente, permetteremo loro di entrare sul mercato e nelle strade? Ci saranno leggi stradali apposta? Come funzionerà con le compagnie assicurative? Ci sarà bisogno di nuove infrastrutture? E visto che, in un mondo lontano nel tempo ma non poi così tanto, si potrebbe pensare di avere un sistema di trasporti basato sulle auto automatiche…

4) Come gestiremo chi perderà il lavoro?

Ogni progresso tecnologico rende obsolete alcune conoscenze e alcuni lavori, e anche se nel lungo periodo porta enormi benefici a tutti, nel breve periodo causa disoccupazione e tensioni sociali. Di solito, il progresso tecnologico apre nuove nicchie di mercato, dove nascono nuove imprese che di solito compensano, almeno in parte, il fenomeno precedente. Il problema questa volta è che l’Intelligenza Artificiale viene usata al posto di lavori relativamente poco qualificati (essendo, come dicevamo in questo articolo, ben lontana dall’intelligenza di un essere umano), mentre i nuovi lavori che vengono creati dal suo avvento tendono ad essere molto specializzati e non così tanti in numero. Man mano che l’impiego di algoritmi si farà strada nella catena di montaggio delle aziende, non solo i lavoratori perderanno il posto, ma sarà sempre più difficile per i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro, magari con una laurea molto sudata, trovare un posto dove siano utili abbastanza da giustificare il proprio stipendio. Che succederà in quel caso?

5) UBI?

Tutte le precedenti domande si riuniscono in una sola, ma molto molto complessa: come facciamo ad assicurarci che questa splendida ondata di innovazione che abbiamo la fortuna di vedere sia un beneficio per molti e non per pochi? Come facciamo a proteggere i diritti dei più deboli senza danneggiare il progresso? Una delle soluzioni che leggo più spesso è quella del cosiddetto Universal Basic Income, UBI, che si basa sull’idea di tassare l’automazione e ridistribuire la ricchezza sotto forma di denaro dato ai cittadini. Io non sono abbastanza esperta di economia per illustrare l’idea meglio di così, ma ci tenevo a nominarla perché è il primo seme, sebbene ancora molto rudimentale, di discussione su questi temi. L’UBI è una risposta ancora molto grezza alla domanda: cosa vogliamo che la società diventi grazie all’IA?

Spero di vedere presto soluzioni ugualmente coraggiose ma ben pensate e discusse. Nel frattempo, quel che posso fare nel mio piccolissimo è scrivere articoli su Italia Unita per la Scienza.

 

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Costanza Polastri studia fisica dei sistemi complessi a Torino. Nel tempo libero ogni tanto scrive e crea i video per il suo canale youtube Polynerdeia e ogni tanto canta le canzoni di Beyoncé con scarso successo.

Credits immagine: Jack Moreh

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