Scoperto il primo bacino marziano di acqua liquida

È successo. Dopo più di un secolo dall’annuncio (errato) di Giovanni Schiaparelli che aveva fatto pensare ad abbondante acqua liquida sulla superficie marziana, abbiamo per la prima volta le prove praticamente inconfutabili che acqua liquida su Marte c’è davvero.
Non in superficie però, dove lo condizioni di temperatura e pressione non ne permettono la presenza, se non per periodi estremamente brevi ed in situazioni decisamente peculiari, ma nel sottosuolo: per la precisione sotto la calotta polare sud.
Uno scenario del genere non coglie di sorpresa i ricercatori, visto che già nel lontano 1987 un lavoro scientifico ne aveva ipotizzato la fattibilità e che sulla Terra laghi del genere sono relativamente abbondanti. Ma avere la conferma sperimentale che quelle ipotesi sono concretamente realizzabili rappresenta un passo fondamentale nell’esplorazione marziana.
Il risultato è da attribuirsi ad uno strumento che, solo per data di lancio, può considerarsi “vecchio”: il radar MARSIS è stato infatti lanciato a bordo della sonda europea Mars Express nel giugno del 2003 e solo due anni dopo ha iniziato le operazioni scientifiche. Un ritardo dovuto a dei seri dubbi riguardanti le possibili ricadute negative sulla sonda susseguenti alla sua apertura “esplosiva”.
Per MARSIS, e per il suo cugino SHARAD (che opera a bordo della sonda NASA MRO), il termine “vecchio” è però da utilizzare con le pinze, visto che sono i primi strumenti del genere mai lanciati per l’esplorazione del sistema solare, frutto di una scuola totalmente italiana iniziata dal Prof. Giovanni Picardi e proseguita ora dai suoi allievi.
Andare ad analizzare il sottosuolo di un pianeta non è semplice, ma Marte, con le sue superfici estremamente fredde e secche è stato visto come un obiettivo ideale: le onde elettromagnetiche penetrano i primi strati superficiali e poi rimbalzano ottimamente contro questo tipo di materiale, così da ritornare poco attenuate alla sorgente.
E l’analisi dell’eco elettromagnetica completa l’opera, permettendo così di distinguere il tipo di materiale sondato.
Così MARSIS e SHARAD si sono rivelati perfetti per farci scoprire una serie di riserve ghiacciate al di sotto della superficie marziana: sia ai poli che a latitudini più basse. Ma in pochi avrebbero scommesso che uno strumento del genere avrebbero potuto individuare eventuali laghi sotterranei marziani. Anche perché erano previsti a profondità ben superiori rispetto a quelle limite per gli strumenti.
Il team di MARSIS ha infatti ignorato alcuni segnali estremamente amplificati che avrebbero potuto far pensare alla presenza di acqua liquida nel sottosuolo: anche perché i dati erano eccessivamente rumorosi per essere analizzati in dettaglio.
Ma, anche dopo più di dieci anni di osservazioni, e una serie di scoperte importanti, i ricercatori coinvolti hanno deciso di investire tempo per migliorare l’analisi dati, eliminando il pre-processamento dei dati a bordo della sonda per lavorare direttamente con il segnale grezzo (raw), ovvero esattamente come acquisito dallo strumento.
La sorpresa è stata grande quando si è scoperto che la qualità delle osservazioni così ottenute permetteva un’analisi estremamente più accurata. Una tale tecnica era applicabile però solo a pochi dati, perché estremamente dispendiosa in termini di flusso di dati tra la sonda e la Terra e quindi il team ha deciso di puntare tutto su quelle osservazioni con una eco radar altissima.
I nuovi passaggi sembravano indicare chiaramente una zona posta un chilometro e mezzo sotto la calotta polare meridionale, estesa circa venti chilometri e con caratteristiche radar particolarissime, tra le quali un segnale forte quanto mai osservato su Marte e compatibile con le osservazioni che sulla Terra identificano i laghi subglaciali.

L’eco radar di MARSIS dal quale si è rilevata la presenza del lago subglaciale

Convincere tutti non è stato facile, tanto che il co-responsabile dello strumento non ha voluto firmare l’articolo pubblicato su Science, ma gli autori dello studio (tutti italiani, come lo strumento), a furia di analisi e modelli, sono riusciti a convincere i revisori della fondatezza della loro ipotesi, dimostrando, per la prima volta, che acqua liquida marziana può esistere in forma stabile.
Quanto questo possa significare un ambiente adatto alla vita non è ancora dato sapere, considerato che, a differenza di quanto accade sulla Terra, la liquidità dell’acqua non è dovuta alla pressione degli strati sovrastanti, ma, piuttosto, alla elevata concentrazione di sali (probabilmente perclorati) che ne abbassano di molto il punto di congelamento.
Ci troviamo dunque di fronte ad un lago sotterraneo freddo e formato da acqua tutt’altro che pura, ma, se questo dovesse rivelarsi non abitabile, la scoperta di cui abbiamo parlato oggi apre la strada ad una nuova serie di analisi dati in diverse zone di Marte, alla ricerca di luoghi nei quali eventuali laghi possano avere condizioni più vicine a quelle che noi riteniamo essere adatte allo sviluppo e al mantenimento della vita.

Guarda il video di Media-INAF

Leggi l’articolo originale su Science

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